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Riformisti e rivoluzionari.
     
La  componente  riformista e revisionista del  movimento  socialista
marxista  -  che  aveva  trovato un'espressione  teorica  forte  nelle
posizioni di E. Bernstein - subisce l'influenza sempre maggiore  della
filosofia positivista e di un'idea di progresso governato da leggi  di
tipo  meccanico  che avrebbero garantito l'inevitabile  avvento  della
societ socialista.
     Da questo punto di vista lo sviluppo della democrazia borghese  e
della   societ   capitalista  avrebbe   costituito   una   tappa   di
avvicinamento  alla  nuova  societ e,  attraverso  le  riforme  e  le
conquiste democratiche, avrebbe assicurato anche una progressiva presa
di coscienza della classe operaia e delle masse popolari.
     Nel  momento  in  cui si affermano e si rafforzano  in  Europa  i
partiti  socialisti di ispirazione marxista (soprattutto in  Germania,
in  Francia  e  in  Italia),  si presenta  nel  dibattito  teorico  la
posizione  rivoluzionaria, che si oppone non solo al  revisionismo  di
Bernstein,  ma  anche  all'ortodossia  di  Kautsky,  il  quale   aveva
abbandonato  progressivamente il principio marxiano  della  dialettica
per  sostituirlo con una concezione dell'evoluzione sociale  simile  a
quella di Spencer, e per approdare - sul piano politico operativo -  a
posizioni  simili a quelle di Bernstein: avvicinamento  al  socialismo
per via pacifica, attraverso graduali riforme.
     La  dialettica,  per  i rivoluzionari,  un punto  irrinunciabile
del pensiero di Marx: e dialettica, sul piano storico e politico, vuol
dire rivoluzione.
     Il  tema  pi  discusso nel movimento marxista  degli  inizi  del
Novecento    senza  dubbio  quello  della  rivoluzione:  delle  forze
attraverso le quali e dei modi in cui la rivoluzione pu realizzarsi.
     Ed  proprio il trionfo della rivoluzione che sancir di fatto  -
nel nostro secolo - una divisione fra il marxismo che l'ha realizzata,
e poi ha gestito il potere, e il cosiddetto marxismo occidentale.
